Motivazioni ed esperienze

Right-cost per il no-profit nasce da una serie di esperienze, storiche quanto personali, e da un’idea.

LA STORIA

Per chi come chi scrive si è affacciato al mondo della cooperazione, del sociale e del volontariato nei tardi anni ’90 è da sempre stato chiaro un principio di base: le cose non sarebbero più state le stesse. Non sarebbe più bastato il cuore oltre l’ostacolo o la volontà di fare del bene, a cui abbiamo assistito dai primi anni cinquanta alle prime missioni internazionali degli anni ’70; lo stesso semplicistico concetto di no-profit si è ampliato a dismisura, perfezionandosi strada facendo e tagliando via via i suoi lati negativi, come l’assistenzialismo, l’approssimazione e il pietismo.

Successivamente a questo periodo iniziale, che possiamo far terminare negli anni ’80, c’è stato il grande boom economico della cooperazione e del sociale, allorquando molti professionisti del settore profit hanno giustamente intravisto buone possibilità di guadagno in diverse specializzazioni o mansioni necessarie per tutte le realtà in crescita di questo settore. Questi anni hanno visto una iniezione di professionalità che non è stata accompagnata da una sublimazione dei lavoratori del no-profit in figure nuove e specifiche: i professionisti sono rimasti profit-oriented, con tecniche, logiche e soprattutto ambizioni prettamente economiche, mentre il resto del personale interno, spesso formato dai semplici volontari dei decenni passati, è rimasto poco professionalizzato.

Con la fine degli anni d’oro si è assistito ad un fenomeno quasi opposto: la maggiore sensibilità alla cooperazione e al sociale e le nuove possibilità prospettate a livello formativo e professionale hanno portato all’enorme aumento dell’offerta di lavoratori specializzati del settore mentre, contemporaneamente, si verificava una decisa diminuzione della domanda di lavoratori nel campo. Proprio nel momento in cui stava nascendo questa nuova classe di professionisti, con una formazione e delle esperienze che supplivano alle carenze dei professionisti del settore profit da un lato e di volontari dall’altro, sono scomparse gran parte delle possibilità lavorative.

LE ESPERIENZE

Dopo questa rapida disanima, si può forse affermare che finalmente, anche questo settore, sta lentamente giungendo a maturare completamente; non si parla più (o si parla meno) di “andare a costruire pozzi nel villaggio senza acqua” mentre si fa più attenzione a termini prima sconosciuti come sostenibilità ecologica e sociale, impatto culturale, riappropriazione dei mezzi dello sviluppo, reti associative.

Questi concetti sono stati introdotti e studiati proprio da questa nuova generazione, la quale si è dovuta confrontare con problematiche nuove e difficili e richieste di professionalità avanzate; le persone che ne fanno parte hanno fatto indistintamente molte e diversificate esperienze in questo ambiente a diversi livelli, raramente riuscendo a trovare una occupazione stabile.

Chi scrive in particolare, come tante altre persone del resto, ha svolto un percorso lungo, formativo ed eterogeneo, che è passato dalle più semplici forme di volontariato alla gestione di gruppi di volontari, dalle piccole esperienze locali ai primi progetti in ambito internazionale, dal volontariato puro alla formazione universitaria fino alle esperienze lavorative. Ha spaziato da quasi tutte le tipologie di raccolta fondi attualmente utilizzate fino alle ultime tipologie di social marketing, dalla comunicazione, in tutte le sue forme, alla gestione dei rapporti istituzionali, dalla formazione alla selezione del personale, dalla pianificazione delle attività alla scrittura di progetti di cooperazione.

IL PROGETTO

Da tutto ciò è nata l’idea del Right-cost per il no-profit.

Un’idea basata sull’inclusione e non sull’esclusione.

Un sogno dove tante piccole realtà possono fare molto di più di una singola grande entità.

Una prospettiva dove un professionista si fa pagare in virtù di quanto lavora, non di quanto può pretendere.

Un servizio pensato appositamente per far crescere socialmente e umanamente, oltre che economicamente, una rete di realtà del settore no-profit.

Uno sforzo collettivo mirato ad ottenere un maggiore contributo sociale da parte di un numero sempre maggiore di persone, individualmente attive nel loro piccolo ma unite collettivamente negli intenti.

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